Ascoli, 13 marzo 2008 - Un uomo, tanto ricco quanto avaro e presuntuoso, risiedeva in una cittadina non tanto conosciuta a quei tempi. Era proprietario di vasti territori, la sua casa faceva figura rispetto alle altre, i suoi averi li custodiva con cura, ed era l’ uomo più temuto di tutta la città. Un giorno, camminando, passò davanti ad un quadro che raffigurava una dea in candide vesti. Subito se ne innamorò ed iniziò ad escogitare un piano per poterla catturare ed impossessarsene. Passò giorno e notte a pensare, quando, alla fine, gli venne un’idea: quella di costruire una torre altissima che l’avrebbe raggiunta nel cielo.
Ordinò ad alcuni suoi concittadini di mettersi all’opera per costruire questa torre, loro accettarono, ma solo perché in cambio c’era una ricompensa. Quando la dea seppe delle intenzioni che aveva quell’essere spregevole si nascose tentando di difendersi, ma non servì a nulla. Infatti, finita la costruzione, l’uomo iniziò a cercarla ovunque e l’unica via di fuga che aveva la dea era trovare un altro nascondiglio. Il candido essere immortale non voleva stare con quell’uomo: lei rappresentava la purezza, l’onestà, l’amore, al contrario dell’uomo che era la malvagità in persona.
Quel riccone non si diede per vinto e comandò alla gente di continuare a costruire torri fino a quando non sarebbe riuscito a catturare quella creatura celestiale, ma costui non aveva capito che l’unico modo per attirare l’attenzione della dea era quello di diventare una persona perbene. Passarono anni, ormai la città era stracolma di torri, per la precisione ce ne erano ben cento. L’uomo era sfinito e, finalmente, si arrese. Ormai non gliene importava più nulla dei suoi territori, della sua casa, dei suoi soldi, voleva solo avere una vita felice: si accorse di non avere nessuno che gli voleva veramente bene.
Così gettò tutti i suoi soldi al popolo, donò la sua casa ai mendicanti e lasciò i territori nelle mani dei suoi concittadini. La dea, da tempo, lo osservava dal cielo, lo vide pentito e, per ripagarlo di tutto ciò che aveva fatto, scese sulla terra e rimase con lui. Nel frattempo questa città iniziò a diventare famosa a causa delle sue cento possenti torri. Tutta la gente che viveva altrove moriva dalla voglia di vedere questa cittadina che iniziò ad essere riconosciuta come città delle cento torri. Voi vi sarete sicuramente accorti che qualcosa non quadra e vi chiederete come mai ora non ce ne sono cento, ma molte meno.
Vedete, nel frattempo l’uomo, con la sua adorata dea, faceva una vita serena, ma si accorse che la signora aveva un’aria triste, così gli venne un dubbio: forse la dea sentiva la mancanza del cielo. Iniziò allora a distruggere le torri per evitare che, con quelle, potesse tornare nella sua vera casa. Ne abbatté più della metà; poi la dea lo fermò, dicendo che non voleva tornare a casa; sarebbe tornata nei cieli solo se lui fosse tornato ad essere avaro ed ingiusto. Questa storia ci insegna che si è amati per quello che si è dentro... e abbiamo anche scoperto perché Ascoli è conosciuta come la 'città delle cento torri'.
Rachele Fratini - Classe I
Sabato 29 marzo, alle ore 21, appuntamento al Teatro delle Energie di Grottammare per un'imperdibile esibizione