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Ascoli

SCUOLA MEDIA "MARIA IMMACOLATA"

Come è nata l'oliva ascolana

Dopo un lungo tempo di guerre e guerriglie, i cittadini di Ascoli svolgevano una vita semplice e felice. Quando, un giorno, tutto il raccolto che gli ascolani avevano fatto fruttare, scomparve

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olive Ascoli, 13 marzo 2008 - Nella conca di Ascoli regnava la pace, dopo un lungo tempo di guerre e guerriglie i cittadini svolgevano una vita semplice e felice. Quando, un giorno, tutto il raccolto che gli ascolani avevano fatto fruttare, scomparve. Tutti i cittadini pensavano a come poter sopravvivere senza farina, grano, frutta e verdura. Sotto il palazzo dei Capitani si radunò una folla di disperati: la gente urlava a squarciagola perché non poteva mangiare nulla. Ad un certo punto un uomo brizzolato uscì dal balcone del Palazzo dei Capitani. Era lui, il nostro Pierino Celani. Quando le persone lo videro si calmarono subito, fin quando non ci fu un silenzio di tomba.

 

L’uomo, con voce impostata, cominciò a parlare: "Cari cittadini, non vi preoccupate, ci penserà un eroe". "chi è questo eroe?" rispose la folla. "E’ colui che si chiama Alessandro Del Picchio!" rispose Pierino. "E chi è Del Picchio?", chiese un signore dalla folla. "È costui" disse l’illustre cittadino indicando un giovane muscoloso, ma di bassa statura, che uscì dal balcone, salutò la folla e poi, con l’illustre cittadino, rientrò dentro. Il giorno dopo la rivolta per fame degli ascolani Del Picchio partì per la missione 'salva Ascoli', che gli aveva affidato il Celanino. Il ragazzo, per prima cosa, si diresse verso una grotta piena di cibo, in grado quindi di sfamare tutta la città.

 

Questo luogo a Del Picchio era stato indicato da un signore barbone che viveva ad Ascoli. Per arrivare alla grotta il coraggioso Del Picchio si doveva dirigere verso il Monte Vettore, però non era una cosa facile perché c’erano molte trappole che proteggevano la grotta. Quasi ai piedi del maestoso monte il nostro eroe si fermò a bere un po’ d’acqua in un ruscello, quando, all’improvviso, un orso lo attaccò e cercò di graffiarlo, ma il giovane schivò il colpo e uccise il feroce animale. Arrivato nei pressi della cima del Vettore scovò la grotta: era proprio sull’estrema sommità del monte. Del Picchio scalò la vetta e, all’ingresso della grotta, non sapeva come rimuovere il masso che chiudeva l’entrata.

 

Ad un certo punto, dietro di lui, comparve uno stregone che gli donò una bacchetta magica. Poi, con uno scatto fulmineo, scomparve. Del Picchio, dicendo 'Abracadabra' riuscì a spostare il masso, entrò nell’antro, schivò tutte le trappole tranne una, dove si fermò perché era molto difficile proseguire oltre. Doveva saltare un burrone profondo mille metri e largo dieci. Del Picchio ebbe un’idea: batté tre colpi su di una roccia, che diventò un ponte. In questo modo oltrepassò il burrone, vide una porta, l’aprì e dentro c’era un sacco di carne macinata, molte olive, pangrattato, uova e molta, molta farina. Per portare tutto dovette fare tre viaggi per ben tre giorni.

 

Quando tutto arrivò ad Ascoli i cittadini non sapevano come cucinare tutti quegli ingredienti. Ad un signore venne un’idea: abbinare con l’oliva qualcosa di originale e, allo stesso tempo, saporito. Allora si ricordò degli ingredienti che Del Picchio aveva riportato insieme all’oliva e, con l’aiuto di sant’Emidio, il loro protettore, volle riempire l’oliva con la carne che Del Picchio aveva consegnato loro; poi, per renderla compatta, la avvolse più volte in uno strato di pangrattato, farina e uova. E così nacque la ‘liva all’Asculà’, l’oliva più buona di tutto il mondo.

Matteo Chittarini - Classe I

 









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