Il luminare della cardiochirurgia infantile, 'recluso' nella sua stanza d'Hotel, parla della pedopornografia: "È un reato ritrovarsi con foto o messaggi ricevuti sul cellulare?"
Roma, 7 maggio 2008 - "Quando 'reclusò nella sua stanza dell'Hotel Addura, a due passi da Mondello, ha saputo che Ignazio Marino e altri suoi colleghi invocano l'espulsione dall'Ordine dei medici, Carlo Marcelletti ha sbuffato. Ha sbuffato contro 'i soliti scacallì. Confermando le frizioni di sempre: 'C'è un collega che manovra qualche familiare. È una trappola. È l'ora degli sciacalli...'".
Sono queste le "poche frasi attribuite al professore" Carlo Marcelletti e riferite dal «Corriere della Sera» all'indomani dell'indagine che ha portato ai domiciliari il cardiochirurgo siciliano con le accuse di truffa, peculato, concussione e detenzione di materiale pedopornografico.
Agli avvocati, riferisce ancora il quotidiano, il chirurgo "nega l'accusa di pedopornografia: 'È un reato ritrovarsi con foto o messaggi ricevuti sul cellulare?'" avrebbe detto il chirurgo. "È l'unica breccia -riferisce ancora il giornale- aperta nel riserbo generale. Per scelta dell'imputato eccellente. 'Il silenzio farebbe pensare a qualcosa di eclatantè".
"E di eclatante per lui -continua il giornale- non c'è nemmeno l'accusa del denaro chiesto ai genitori dei piccoli pazienti: 'Donazioni da 210, 200, 400 euro fino ad un massimo di 2.200 per un totale di 15mila euro...'. Cifre lette e rilette agli avvocati Roberto Tricoli e Carmelo Piazza per dire che deve esserci un abbaglio sulla storia della Onlus".
Ha ricevuto la laurea honoris causa. Il titolo accademico è stato conferito a Macerata nell’auditorium ‘Svoboda’ dal direttore Anna Verducci. La mostra è allestita alla Galleria Antichi Forni e alla Galleria dell’Accademia in piazza della Libertà