Ancona, 17 aprile 2008 - Un 20% molto potente. È vero che gli Schiavoni, attualmente, sono i soci di minoranza dell’Ancona, ma è altrettanto vero che a comandare sono loro. Possibile? Possibile. A domanda risposta, subito dopo l’annuncio della cessione delle quote, Sergio Schiavoni disse: "In alcune società, pur avendo il 10%, sono io a decidere".
Lo dichiarò a ottobre subito dopo l’esposizione mediatica in piazza San Pietro, quando c’era chi etichettava l’Ancona come la squadra del Vaticano. Una dichiarazione, quella di Schiavoni, assai lungimirante. Perché ora dopo i continui contrasti viene da chiedersi, per quale ragione non sia mai stato sfiduciato dall’azionista di maggioranza, la Terzo Tempo? La stessa, che aspetta di completare la ricapitalizzazione per vedere quello che succederà e che sostiene di aver speso più di quello che era stato previsto al momento del passaggio delle quote, ma che non ha mai messo in discussione la gestione della famiglia Schiavoni. Anzi, addirittura, dopo le prime liti, il cda ha deciso all’unanimità di delegare agli Schiavoni le relazioni esterne.
La motivazione, sempre secondo la Terzo Tempo, sarebbe quella del radicamento degli Schiavoni sul territorio. Motivazione legittima, perché è un dato di fatto. Ma qualsiasi scrupoloso azionista di maggioranza può decidere di cambiare gli amministratori, se le cose non vanno come vorrebbe. E invece l’idea non è mai saltata in testa a nessuno nella Terzo Tempo. In ogni occasione sono arrivati complimenti, nonostante i contrasti all’interno del cda, alla gestione economica e a quella tecnica degli Schiavoni. Su quest’ultimo aspetto poi sarebbe stato impossibile dire il contrario con una squadra che si trova al secondo posto, in piena lotta per andare in serie B.
Un altro aspetto tutt’altro che da sottovalutare in questa strana, stranissima vicenda è quello che è successo al passaggio delle quote. Al tempo ci fu una proposta dell’allora 'Progetto Soccer', diventata poi 'Terzo Tempo', a Schiavoni di entrare a far parte della società che avrebbe controllato l’Ancona. Invito che Schiavoni declinò gentilmente. Anche in quell’occasione, si parlò del radicamento sul territorio. E a garantirlo potevano essere solo gli Schiavoni, poiché anconetani.
E infine: possibile che un imprenditore navigato e scrupoloso come Sergio Schiavoni non abbia contemplato, anche solo per un istante, i rischi di quest’operazione e l’eventualità che gli oneri fossero superiori agli onori da amministratore dell’Ancona prima di restare in società con solo il 20%? E in extrema ratio di ritrovarsi nella situazione attuale costretto a mettere gli 800mila euro che mancano, qualora la Terzo Tempo non lo faccia? A queste domande si aggiunge quella principale: chi comanda chi nell’Ancona? La domanda di sempre, dall’inizio di quest’avventura. La resa dei conti ormai è vicina e la voglia di Schiavoni di raccontare la sua verità, chiarirà forse definitivamente la situazione. L’impressione è che l’Ancona parlerà ancora anconetano a lungo.
Sabato 19 e domenica 20 aprile, la manifestazione 'Giardino in Fiore' trasformerà la piazza in un grande giardino. L’appuntamento è dedicato agli appassionati di giardinaggio, erboristeria e prodotti naturali