La guerra in atto per il rinnovo della presidenza riflette la guerra fra visione internazionale e visione provinciale... di Pierluigi Visci Commenta
Bologna, 11 maggio 2008 - C’ERA una volta il «panettone di Stato». Tempi per fortuna lontani, di un’epoca dominata dallo statalismo e dall’intervento pubblico in tutti i campi della società, dell’impresa, dell’economia. Tempi superati e metodi superati dalla politica e dall’economia di una società sempre più aperta all’Europa, ai mercati internazionali, alla competizione globale. Eppure, ci sono tentazioni dure a morire.
Il «caso» emblematico - e che dovrebbe far riflettere il partito egemone in Emilia Romagna, il Pd veltroniano, nato con ispirazioni liberaldemocratiche - è la Fiera di Bologna. Una società per azioni (non un ente, sia chiaro) i cui soci pubblici di minoranza (Comune e Provincia di Bologna, ma non la Camera di Commercio, col supporto di una Regione che dà ordini senza avere neanche un’azione) tentano di imporre alla maggioranza dei privati e delle associazioni di categoria strategie e progetti di fusione con un altro ente fieristico, quello di Rimini. A maggioranza pubblica. Per realizzare - obiettivo certamente positivo - un sistema integrato capace di reggere alle concorrenze di Milano e Roma, con accordi, sinergie, progetti comuni, attività non interferenti sul territorio. In realtà, per creare le condizioni di una spa a maggioranza pubblica.
La guerra è in atto e si gioca sul rinnovo della presidenza - il cui potere di nomina è riservato ai pubblici - di Luca di Montezemolo. Che è abituato a guardare oltre i confini (l’India, la Cina, gli Emirati Arabi, l’Europa dell’Est) e giudica improduttivo concentrarsi sul «cortile di casa» (Rimini).
Visione di prospettiva e vincente, considerati i risultati che BolognaFiere ha portato a casa anche con l’ultimo bilancio. Frutto anche di relazioni e di immagine internazionale (la presidenza di Confindustria sia pure in scadenza, quelle di Fiat e Ferrari) e il prossimo ruolo di «ambasciatore» del Made in Italy nel mondo. Una «risorsa», si direbbe. Alla quale i «pubblici» pongono «condizioni».
E lui, Montezemolo, da tempo, ha detto che non ci sta. Al di là delle persone, sarebbe una sconfitta per tutti tornare ai tempi del «panettone di Stato».