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LA TRUFFA

Rubò alla Regione 704 ore di lavoro
Impiegato condannato a pagare il danno

L'uomo è stato condannato dalla magistratura contabile a rifondere all'amministrazione regionale oltre 7mila euro per il raggiro compiuto fra il gennaio del 1993 e il maggio del 1995: nello stesso periodo l'impiegato risultava titolare di una ditta

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assenteisti in corsia, il timbro del cartellino Bologna, 2 maggio 2008 - In due anni e mezzo "rubò" 704 ore e 29 minuti di lavoro alla Regione Emilia-Romagna, facendo credere di essere in servizio quando non lo era, e timbrando il cartellino in sedi diverse da quella in cui avrebbe dovuto trovarsi. Ora la Corte dei Conti dell'Emilia-Romagna lo ha condannato a rifondere all'amministrazione regionale 6.884 euro per essere stato retribuito illecitamente e altri 506 euro per i buoni pasto utilizzati quando mancava dal lavoro. Cifre a cui sono da aggiugnere gli interessi maturati in quasi 15 anni, dato che il raggiro venne compiuto tra il gennaio 1993 e il maggio 1995. Periodo nel quale, tra l'altro, il dipendente condannato risultava intestatario di una ditta individuale, attivita' lavorativa incompatibile con l'impiego in viale Aldo Moro.

 

La condanna della magistratura contabile, di un paio di mesi fa, riguarda Franco Tamarozzi, un collaboratore amministrativo della Regione Emilia-Romagna che all'epoca dei fatti lavorava al servizio di Difesa del suolo, risorse idriche e forestali. Per questa stessa vicenda fu gia' condannato nel 2003 dalla Corte d'Appello di Bologna, in seguito a un patteggiamento, per falso ideologico continuato e aggravato e truffa. A quella condanna, a un anno e 250 euro di multa, segue ora quella della Corte dei Conti: per i magistrati contabili Tamarozzi e' responsabile di un danno erariale alla Regione Emilia-Romagna e deve percio' risarcire la retribuzione non dovuta che si intasco'.

 

La sentenza parla di "artifici e raggiri usati per occultare l'assenza dal servizio" e non ha dubbi nel giudicare "dolosa" la condotta di Tamarozzi, proprio perche' l'assentarsi dal lavoro era finalizzato "allo svolgimento di altra attivita' lavorativa incompatible con il rapporto di lavoro in essere con la Regione".

 

Per ingannare la Regione e far credere di aver lavorato per l'intera giornata, scrivono i magistrati della Corte dei Conti, Tamarozzi ricorreva a una timbratura "fittizia in entrata e in uscita del proprio cartellino segnatempo in sedi amministrative diverse da quella di assegnazione". A provare la sua assenza sono i tabulati del sistema di accertamento delle presenze, ma anche l'esito del procedimento disciplinare aperto a suo carico in viale Aldo Moro.

 

Non c'era nessuna autorizzazione formale, hanno chiarito infatti gli accertamenti interni alla Regione, che permettesse a Tamarozzi di andare in altre sedi di lavoro. Ne' il dipendente era stato autorizzato ad avere una ditta individuale (cessata solo alla fine del 1995), attivita' anzi incompatibile con il lavoro svolto in Regione.

 

Per la Corte dei Conti, Tamarozzi tra il 5 gennaio 1993 e il 31 maggio 1995 "si e' ripetutamente assentato dalla sede di servizio senza giustificazione, occultando le proprie ingiustificate assenze con timbrature presso altre sedi della regione Emilia-Romagna". Tamarozzi ha provato a difendersi ma non e' stato ascoltato: ha detto di essersi si' spostato da un ufficio all'altro della Regione, ma di averlo fatto esclusivamente per fini lavorativi, essendo l'addetto alla ricezione delle pratiche di denuncia per le opere in cemento armato. Ha poi detto che le timbrature in sedi diverse erano state autorizzate dal responsabile del Servizio, anche se solo verbalmente. Infine, ha affermato Tamarozzi, il fatto che avesse una ditta individuale intestata non significava che lavorasse: semplicemente gli permetteva di essere iscritto all'albo degli installatori della Camera di Commercio e in questo modo aveva facolta' di sottoscrivere i certificati di conformita'.

 









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