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L'EDITORIALE

Una scelta libera
un governo vero

Noiosa: l’aggettivo più gettonato di questa campagna elettorale. Noiosa, ma non inutile. Per certi versi rivoluzionaria... di Pierluigi Visci Commenta
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Pierluigi Visci Bologna, 12 aprile 2008 - NOIOSA. L’aggettivo più gettonato di questa campagna elettorale. Si torna alle urne dopo due anni e di più non ci si poteva attendere. La contesa ci consegna un Berlusconi più prudente, realista, consapevole delle difficoltà del Paese, più esposto alle turbolenze della recessione americana e delle difficoltà europee. Ancora in grado, comunque, di diffondere ai suoi fans il verbo dell’innovazione e dei progetti. Quanto compatibili con le nostre magre finanze, è da vedere.

 

L’altro leader, Veltroni, ha sfoderato sorriso, buonismo e sogni - da consumato comunicatore - e tentato di farci dimenticare di essere sostenitore del governo che ci lascia macerie. Con l’operazione, umanamente e politicamente ingenerosa, di oscurare Prodi e i ministri della politica economica di questi mesi (Padoa-Schioppa e Visco) e di quelli che legano il loro ruolo alla tragedia d’immagine dell’Italia nel mondo (Pecoraro Scanio e soprattutto Bassolino) con lo scandalo infinito dei rifiuti.

Noiosa, ma non inutile. Per certi versi rivoluzionaria. Perché la convergenza dei due leader sul modello del bipartitismo - il Pdl e il Pd - per il tentativo di semplificazione del sistema politico e la riduzione della frammentazione, è una proposta agli elettori di riforma elettorale di fatto. E di governabilità del Paese, con la fine del «bipolarismo coatto», ostaggio di veti e controveti, che ha segnato la nostra democrazia parlamentare dal 1994 a oggi (quattro legislature, due piene, due di neanche 24 mesi, nove governi).

Semplificazione del sistema politico che dovrà condurre l’assetto che uscirà dalle urne e le riforme successive al ridimensionamento della «casta»: la migliore risposta alla ventata di antipolitica che si è levata nell’ultimo anno.

 

Siamo partiti col «voto utile», arriviamo alla meta con le invenzioni del «voto disgiunto», per rendere ingovernabile il Senato, com’è stato nella legislatura scorsa. Gli anziani che non arrivano alla terza settimana, i giovani che restano imprigionati nella precarietà, la scuola che affonda, la ricerca che langue, le imprese che non competono, meritano un governo politico forte, autosufficiente, capace. Senza giochetti per creare condizioni da governi di larghe intese o tecnici.

 

Più di tutto, comunque, vale l’invito di sempre: votare è sempre e comunque un esercizio di libertà.

di Pierluigi Visci